Lo Yoga Vinyasa è una pratica dinamica che aggiunge fluidità alla classica tenuta statica delle posizioni dell’Hatha Yoga. Le posizioni sono collegate in un’unica sequenza attraverso movimenti fluidi e continui. Il Vinyasa è uno stile caratterizzato dal procedere delle asana una dopo l’altra, seguendo il filo del proprio respiro. La caratteristica di questa forma di Yoga è la fluidità, far scorrere con lentezza, eleganza e dolcezza ogni movimento nel passaggio da un’asana all’altra, il tutto molto simile ad una danza.

Alla fase dinamica si alternano posture tenute che favoriscono un’azione intensa e profonda a livello fisico ed energetico.

Le tecniche di respirazione e di concentrazione completano il lavoro, per guidarci ad una consapevolezza piena di noi stessi.

La prima parte della lezione è dedicata ad un accurato riscaldamento per preparare il corpo e lavorare sugli allineamenti, che sono fondamentali per una corretta esecuzione di ogni postura

Nella parte finale invece verrà data una maggiore attenzione al rilassamento e a tecniche di respirazione.

Con la pratica dello yoga proviamo a sviluppare quella consapevolezza che ci permette di osservare ciò che è già li. Un monaco tibetano, durante un dialogo in India, ha detto: “Non accadrà nient’altro, perché è già tutto qui…“. Ci aspettiamo esiti strabilianti e tangibili alla fine di ogni nostro sforzo, ma quando arriviamo a comprendere che le cose stanno così, diveniamo consapevoli di ciò che siamo in questo momento e arriviamo ad esserne grati.

Durante la pratica si prova ad accettare la realtà, a collaborare con essa, ad afferrare gli attimi e a restare vigili, a mantenere l’attenzione attraverso una sequenza di momenti senza tempo, l’essere qui e ora. “Impariamo a fare ciò che si sta facendo con intensità, concentrazione, attenzione e costanza …e in più? io direi con leggerezza ed ironia, fondamentali indici di consapevolezza. Questo è lo Yoga che provo a vivere come allieva e provo a passare come insegnante e alla fine di ogni pratica chiedo sempre alle mie allieve e ai miei allievi di ringraziare loro stessi, di lasciar andare la mente razionale e coltivare un altro tipo di intelligenza: quella emotiva“.